FREDDO  
parole tra Glenn Gould e la sua sedia, in camera d'albergo  
 
 
   SPETTACOLO
 
   NOTE DI REGIA
   BROCHURE

di Carla Buttarazzi
   Paolo Cecchetto

da un'idea di
   Carla Buttarazzi

regia
Carla Buttarazzi
Paolo Cecchetto

con
Carla Buttarazzi
Fabio Ghidoni

durata 90’ c.ca

 

NOTE DI DRAMMATURGIA

Glenn Gould, pianista canadese dalla multiforme personalità, è scomparso a soli cinquant'anni nel 1982, lasciando un inestimabile patrimonio di registrazioni e di scritti, nonché un enorme vuoto di intelligenza, di sensibilità e di purezza umana.

A trent'anni dalla sua morte nasce l'esigenza di colmare questo vuoto, attraverso uno spettacolo che esplori il tormento del suo genio.

Prima di iniziare a scrivere è stato necessario un intenso studio della figura di Glenn Gould.

Questo pianista è apparso fin dall'inizio nel segno di una novità radicale, che sconcertò molti e fomentò feroci opposizioni (alimentate anche dalla sua spettacolare eccentricità, specie nel modo plateale di suonare), fino a che il suo genio non venne pienamente riconosciuto, al punto di diventare un vero e proprio oggetto di culto.

Oltre che un pianista, Glenn Gould è stato un modo inedito di pensare la musica. Ciò che ha detto e scritto di Bach o di Mozart o di Boulez è di un tale acume che obbliga a rimettere in discussione di volta in volta le convinzioni acquisite.

Il 2 gennaio 1955 debutta a New York alla Town Hall e, solo il giorno seguente, firma un contratto in esclusiva con la Columbia Records. Del 1956 è infatti la sua prima incisione delle "Variazioni Goldberg" di Bach, che costituiranno il biglietto da visita del genio di Gould per il futuro, nonché la sua incisione più famosa e più citata.

Da questo momento in poi la carriera concertistica di Gould procederà a gonfie vele, anche se il pianista fin da subito sviluppa un odio profondo verso questo stile di vita, fatto di viaggi continui e di nottate passate in alberghi sempre diversi.

Gould abbandona dunque la carriera concertistica a soli trentadue anni, nel 1964, per rifugiarsi in un non meglio specificato eremo canadese (probabilmente un Residence), e per dedicarsi esclusivamente all'incisione di dischi e alla registrazione di trasmissioni televisive e radiofoniche in quantità eccezionale.

La sua vita sembrava ormai essere scandita da un isolamento fisico sempre più estremo, una solitudine che l'artista riteneva necessaria non solo per "creare" ma anche per vivere.

Dopo uno studio approfondito ci si è chiesto da che lato poter approcciare questa figura così complessa e lo spunto è nato dall'aspetto più intimo e delicato della sua biografia. La scoperta dell'esistenza della sedia, figura onnipresente, in tutte le sue registrazioni, in tutti i suoi concerti, la rendeva la perfetta interlocutrice per quest'uomo malato di solitudine e allo stesso tempo dilaniato dal bisogno di comunicare. L'ulteriore dettaglio sulla sua infanzia, di come si fosse avvicinato al suo strumento sulle ginocchia di sua madre ha reso la scelta inequivocabile: Chaise doveva essere una donna, una figura femminile senza tempo, l'angelo custode protettore del suo talento.

La scrittura del testo ha richiesto dunque più di un anno di rielaborazione degli aneddoti, delle interviste, e di un ulteriore approfondimento della bibliografia. A partire dai dati reali si è riusciti ad indagare il lato nascosto di Glenn Gould e della sua anima, proprio attraverso la creazione del dialogo con questa creatura immaginaria. Ne è nato un punto di vista nuovo e insospettato su questo grande artista: è quasi come se attraverso gli occhi di un oggetto potessimo visitare i suoi momenti più privati, la sua inaccessibile solitudine. Si diventa spettatori privilegiati di tutti quegli istanti non raccontati, di tutto il non detto delle biografie. Solo quell'oggetto, la sua sedia, poteva essere, e di fatto è stato, il testimone dei suoi momenti più intimi, delicati ed essenziali.

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