FREDDO  
parole tra Glenn Gould e la sua sedia, in camera d'albergo  
 
 
   DRAMMATURGIA
 
   SPETTACOLO
   BROCHURE

di Carla Buttarazzi
   Paolo Cecchetto

da un'idea di
   Carla Buttarazzi

regia
Carla Buttarazzi
Paolo Cecchetto

con
Carla Buttarazzi
Fabio Ghidoni

durata 90’ c.ca

 

NOTE DI REGIA

Si dice che tutti i pianisti siano alla ricerca del pianoforte perfetto. Glenn Gould lo cercò a lungo, per tutta la vita. Tuttavia non era con il suo strumento che aveva un rapporto simbiotico, bensì con la sedia su cui suonava: una piccola sedia pieghevole, costruita dal padre. La usò per tutta la vita, anche quando era ormai quasi completamente distrutta: la portò sempre e ovunque con sé.
Questo oggetto era talmente importante che Glenn era solito definirla come “un membro della famiglia” e l'accompagnò per tutta la vita. Partendo dal fatto che da bambino imparò a suonare il piano sulle ginocchia di sua nonna e di sua madre, la sedia in scena è antropomorfizzata in una figura femminile di nome Chaise.
Questa donna che donna non è appare sempre vestita con lo stesso abito da concerto.
Da un lato Glenn Gould con il passare del tempo s'incurverà e invecchierà come un essere umano, dall'altro Chaise mostrerà i segni del passaggio degli anni lacerando sempre più la sua tenuta da concerto, invecchierà come un oggetto.
Poiché Glenn Gould dai venticinque anni in poi visse per lo più in camere d'albergo e a un certo punto proprio una camera d'albergo divenne la sua casa, il testo è interamente ambientato in questo non-luogo. La suggestione della camera d'albergo verrà data attraverso un elemento essenziale: il colore bianco. Grandi tende bianche, lenzuola, tovaglie, cuscini. Per il resto la scena resterà essenziale, se non connotata da altri elementi fondamentali quali un telefono da un lunghissimo filo, strumento essenziale per le sue manie comunicative notturne, e un letto costruito in maniera agile e di facile mobilità.
Non vedremo mai Glenn Gould nei suoi momenti mondani, ma solo e unicamente nella sua privacy, nel suo rifugio, nella sua stanza tutta per sé. Il dialogo tra Glenn Gould e la sua sedia altro non è che il dialogo tra il genio e il suo talento. Glenn Gould diventa qui archetipo del Musicista ispirato, della Rockstar tormentata dalla sua eccentricità, dai suoi eccessi e dalla sua maniacalità.
Il lavoro di messa in scena esplora con accuratezza questo parallelo tra il pianista di musica classica e il divo del rock e si lascia condurre per mano dalle contaminazioni tra i due diversi mondi della musica.
Così anche la colonna sonora di questo viaggio nel tempo attraversa diversi generi e ci dona la musica classica solo alla fine, dopo sospirata attesa, come un calmo porto dove riposare.
Bach è un dono alla fine del viaggio dell'eroe.

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