urca urca tirulero  
 
 
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di Alberto Barbi
   Paolo Cecchetto
   Lara Quaglia

regia
Alberto Barbi

con
Alberto Barbi
Paolo Zaltron

foto di scena
Aldo Giarelli

locandina
Paolo Cecchetto

durata 65’ c.ca

 

Urca urca tirulero è uno spettacolo che racconta storie di crisi con parole e musica, e che tramite queste storie ci permette di vedere la crisi come un’opportunità di cambiamento e non solo come un problema. Sul palco, attore e musicista alternano parole e canzoni per condurci in un viaggio che ci porterà dal crollo della Lehman Brothers alle storie di chi dalla crisi è uscito vincente, con una buona idea e la voglia di mettersi in gioco.

Dalle parole del regista: Una battuta è un segno dei tempi, a volte. Mia madre, come tanti altri, guarda il TG tutto il giorno, si fa bombardare di notizie che intimidiscono, che annichiliscono. Sembra che tutto stia crollando, che non ci sia più un futuro a causa della crisi. È vero. Ma altre volte nella storia è stato così e se ne è tratto un vantaggio. In sintonia con il bellissimo libro di Mario Calabresi - Cosa tiene accese le stelle - lo spettacolo è un esorcismo contro la vulgata secondo la quale “si stava meglio quando si stava peggio”. Se non accetti la crisi, se non la subisci, il futuro è davanti a te. Basta prenderlo. Magari non è facile, ma c’è chi è riuscito, quindi perché no? Attraverso le storie di uomini e donne coraggiose, attingendo a un ricco serbatoio di memorie personali e di racconti raccolti grazie alla ricerca di storie di strada, si scopriranno buoni motivi per non lasciarsi prendere dallo sconforto, e riconoscere invece, alla luce di un cauto ottimismo, quanto siano migliorate le vite degli Italiani negli ultimi cinquant’anni: l’assistenza sanitaria è garantita per tutti. Ci sono meno omicidi. Le malattie vengono curate in modo più efficace. Siamo un paese alfabetizzato e facciamo sicuramente molta meno fatica di quanta non ne facessero i nostri padri e le nostre madri. Ma attenzione: negli ultimi vent’anni, i giovani non investono più nel proprio futuro perché sono colpiti da una rassegnazione che si trasmette per via ereditaria. Un racconto di come non ci si arrende, di come si vince la battaglia del presente per avere un futuro. Contro ogni irragionevole resa a priori, e per dirla come De Gregori: “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore: non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore…”

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